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Sud Italia, per l’IT un asset management organico alle politiche di governo sanitario

La corretta lettura e organizzazione-strutturazione dei dati per il governo sanitario è una leva strategica di estremo valore per reindirizzare le politiche di intervento, individuare le sacche di inappropriatezza, garantire maggiore trasparenza e generare risparmi di gestione. La strutturazione dei dati per generare flussi informativi chiede oggi, alla luce dei bisogni di riorganizzazione della sanità minacciata dalla scure della Spending review, l’evoluzione dei sistemi informativi in direzione di una maggiore integrazione tra le aziende, per permettere la circolazione del dato all’interno del contesto regionale e sovraregionale e, a seguito del maggiore peso che sta assumendo il processo di deospedalizzazione, un’estensione stessa della rete per l’acquisizione e l’organizzazione di dati, che nella filiera dell’homecare e sociosanitaria, sono decisamente più cospicui e  complessi. «I datawarehouse – dice Nicola Mazzeo, responsabile Sis dell’Asp di Potenza – la cui evoluzione è continua, sono ad oggi principalmente luoghi di raccolta e di gestione di dati, che riguardano le Sdo, il Cup, la spesa farmaceutica, la gestione di magazzino e del personale. Un buon punto di riferimento, ma utile più agli aspetti economici e amministrativi di gestione aziendale. Manca ancora un approccio organizzato al dato, che sia fruibile per la gestione dei processi clinici».

E questo è il futuro. Allo stato attuale, l’utilizzo, come detto, rimane essenzialmente limitato nell’ambito dei rapporti di controllo di gestione, nei reporting per il management direzionale e dipartimentale, utile per avere il polso della situazione gestionale, lo stato dei costi e della produzione. Rimane da capire, tuttavia, se i dati organizzati in report sono effettivi strumenti per una rimodulazione della programmazione dell’offerta sanitaria o semplicemente indicatori di un indirizzo gestionale più o meno coerente con la politica aziendale. E questa è decisamente una prima criticità da affrontare. Sarebbe infatti necessario capire, se i dati aggregati e gli indicatori che ne seguono, sono concrete leve di governo in mano aimanager aziendali e regionali. Una seconda criticità, nel processo di organizzazione e strutturazione dei dati, è l’assenza di una piena integrazione delle aziende sanitarie, tale da porre gli organi gestionali in grado di seguire con precisione il flusso delle prestazioni erogate ai cittadini in mobilità sia passiva che attiva in ambito regionale. «Scenario ancora incompleto e lento nella sua evoluzione – chiarisce Mazzeo – e che mette un limite alle politiche sanitarie di governo aziendale, che vengono pianificate in base a informazioni che non rispondono alla situazione corrente visto che i dati delle prestazioni di mobilità vengono, allo stato attuale, restituiti all’azienda di appartenenza con un anno di ritardo».

E questo per l’ambito regionale. Il tema si fa ancora più delicato se dall’ambito regionale ci si sposta in quello nazionale, in cui il dato diventa strumento di lettura dei flussi di mobilità. Aspetto particolarmente sensibile per i sistemi regionali del Sud, che vivono di una continua emorragia di pazienti verso le sedi del Nord Italia. In questo caso, a meno che non vi siano accordi tra le Regioni eroganti e riceventi – condizione che non sembra particolarmente estesa – il dato viene restituito alla Regione ricevente e da qui all’azienda di appartenenza dell’assistito nell’arco di un biennio. È chiaro che un ritardo temporale così esteso, oltre ad impedire una più efficace politica di intervento sanitario, genera previsioni di costo e di spesa basati su dati in ritardo rispetto alla reale evoluzione degli scenari assistenziali ed epidemiologici, con il risultato che le scelte rispondono parzialmente ai bisogni. Sarebbe, pertanto, auspicabile che le regioni e le aziende si accordassero per l’individuazione di modalità operative di trasmissione dei dati di mobilità condivise ed omogenee su tutto il territorio nazionale, con cadenza di trasmissione possibilmente mensili. Le analisi, inoltre, vengono svolte perlopiù su dati strutturati con meccanismi di business intelligence, anche se si fanno sempre più frequenti analisi su dati destrutturati basati sull’utilizzo dei big data ed altre tecniche di ricerca ed indicizzazione di documenti destrutturati quali possono essere i referti, per fornire analisi epidemiologiche e non economiche.

L’evoluzione dei sistemi informativi tocca anche le soluzioni degli stakeholder industriali per fornire risposte più pertinenti e profilate sia sul versante big data che su quello dell’integrazione del territorio. Ma l’industria si sta già muovendo e conforta la maggiore progressione nella ricerca di soluzioni; resta, naturalmente, determinante la necessità di reperire finanziamenti adeguati a sostenere questa evoluzione da troppo tempo ingabbiata dalla scarsità di risorse disponibili. Il tema cruciale rimanda a quello del governo che non è solo un aspetto di programmazione, ma chiama in causa criteri di intelligenza gestionale che dia un asset riconosciuto al management IT nelle politiche gestionali aziendali e regionali soprattutto per il Sud Italia. È questo il tema di approfondimento che sta conducendo il Focus pointdedicato della Rete di Sanità digitale eSanit@, il cui prossimo appuntamento è a Potenza il 29 aprile.

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